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La gestione faunistica, in conformità ai principi di programmazione delle attività venatorie e di governo delle tematiche ambientali promuove la ricerca avvalendosi della collaborazione di Università, di musei naturalistici, di organizzazioni sociali, di associazioni agricole, venatorie e ambientaliste, nonché sostenendo la formazione del personale e l'acquisizione di nuove professionalità competenti in materia di Ambiente, Agricoltura, Foreste e Fauna. La Provincia per la realizzazione di dette attività utilizza il personale di vigilanza provinciale (Agenti Provinciali), coordina le G.V.V. (Guardie venatorie volontarie) e le G.E.V. (Guardie Ecologiche Volontarie), promuovendo corsi di formazione organizzati in collaborazione con le associazioni venatorie. Prevede la conoscenza delle risorse faunistiche e ambientali presenti sul territorio attraverso la realizzazione di programmi di attività e progetti specifici, a partire dall'organizzazione informatica dei dati e della cartografia.

Le principali attività sono:

  • La promozione della cultura ambientale e faunistica e ambientale;
  • Il censimento delle popolazioni presenti, con particolare riguardo per la fauna selvatica facente parte di alcuni ecosistemi di riconosciuto interesse e per le specie soggette a gestione per scopi venatori;
  • Il monitoraggio e controllo della fauna selvatica autoctona e alloctona avente rilevanza nei riguardi delle attività agricole e forestali nei casi in cui questa arrechi danni e rappresenti un potenziale pericolo per l'equilibrio di ecosistemi di elevato interesse;
  • L'acquisizione delle conoscenze relative all'uso del suolo e delle principali attività agricole aventi influenza determinante nei confronti della fauna selvatica e della conservazione della biodiversità in zone finalizzate alla produzione e al ripopolamento;

L’Ufficio Tutela e fauna Ittica propone la carta Ittica come strumento programmatico in grado di fornire un quadro sufficientemente esaustivo dello stato delle comunità ittiche, in relazione a problematiche che hanno messo in crisi lo stato di biodiversità dei nostri fiumi, quali;

  • ripopolamento dei fiumi: è infatti attraverso i ripopolamenti che la biodiversità dei corsi d’acqua italiani è stata messa in pericolo, in quanto in un passato non troppo lontano, e talora ancor oggi, non si è prestata troppa attenzione a quali pesci si introducevano nei nostri fiumi e torrenti, e quali potevano essere gli esiti di queste introduzioni. Il risultato ottenuto da questa dissennata attività è che, in alcune realtà, la fauna ittica autoctona ha dovuto, in pochi anni, cedere il passo alle specie neointrodotte.
  • Attività antropiche impattanti sui corsi d’ acqua, quali derivazioni, interventi di rettificazione, interruzione della continuità fluviale.

La scommessa dei prossimi anni è quella di riportare, dal punto di vista dei popolamenti ittici e dal punto di vista ambientale, i corsi d’acqua provinciali a livelli che competono loro, in linea con l’importanza che i nostri fiumi rivestono a livello regionale e sovra regionale; in questo modo sarà possibile dare una risposta efficace sia al mondo della scienza, che da molto tempo chiede una gestione alieutica coerente con i principi della tutela della biodiversità, sia al mondo della pesca, in modo da riportare gran parte dei pescatori ai loro fiumi e torrenti, così come li conoscevano un tempo.

 


 

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